cammello del deserto

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Utente: virginiafat
Nome: Mamdouh AbdEl Kawi
Questo blog è nato l'1 Dicembre 2006. Mi chiamo Mamdouh,amo molto viaggiare- come dice un proverbio cinese "Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita"-, leggere, perchè accresce la conoscenza come il viaggio e scrivere tutto ciò che vedo in giro per il mondo,che apprendo leggendo e studiando. L'amicizia per me è fondamentale nella vita, come la conoscenza di tutto ciò che ci circonda e soprattutto l'amore verso Dio. Amo la gente di tutte le razze e religioni, le loro storie, le loro culture. Perchè ho scelto come immagine i girasoli? perchè mi trasmettono serenità, positività, come il mio carattere. Il mio nikname Virginiafat? è un omaggio a mia madre, Virginia è il suo nome e "Fat" sta per Fatima, un nome da lei apprezzato.

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mercoledì, 11 novembre 2009

E' IN ARRIVO ETNOMONDI 31!

Etnomondi 31

CARISSIMI LETTORI, E’ IN ARRIVO ETNOMONDI 31! ECCO I NUOVI ARTICOLI E RUBRICHE, ALCUNE DI QUESTE ANCORA IN PREPARAZIONE



postato da: virginiafat alle ore 01:26 | link | commenti
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NEWS FROM AL ALAM

NEWS FROM EL ALAM

IN PREPARAZIONE



postato da: virginiafat alle ore 01:01 | link | commenti
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Perché scopiazzare il modello occidentale?

In questo modo, anche inconsapevolmente, si rinnegano le proprie origini. Molti giovani di oggi sembra che volessero a tutti  i costi eliminare le differenze etniche culturali, diventando completamente uguali ai loro modelli occidentali. Dal modo di vestire, al comportamento, adottando il nuovo stile di vita. Così pensano i giovani che assomigliando ai loro coetanei europei o statunitensi saranno sempre di più accettati dalla società. Sicuramente tutto inizia dall’infanzia, quando i bambini guardano la televisione che propone modelli occidentali, quindi un bambino orientale o africano vede altri suoi coetanei vestiti in un certo modo, che parlano in un certo modo, pensando che sia del tutto normale quello stile di vita lontanissimo dalla loro cultura. Perché poi rendere una giovane società del tutto uguale quando proprio le differenze sono qualcosa di interessante e bello da conservare? Sono proprio le differenze ad arricchirci, a migliorarci. Pensate che monotonia un mondo del tutto uniforme, piatto, uguale a se stesso. Girando per le strade di Roma, Milano, Napoli, notiamo sempre di più il mondo etnico scopiazzare le cose peggiori dall’occidente, diventando una caricatura inverosimile e ridicola. I giovani cinesi ormai sono sempre più simili ai modaioli giapponesi che a loro volta copiano gli inglesi. I teen-agers indiani che hanno adottato molte cose dal nostro mondo, i film sono sempre più simili ai nostri e i cantanti non sono da meno. Lo stesso avviene anche nel mondo arabo, ed anche in quello africano, anche se un po’ meno. Nascondono le loro origini, si vergognano di dire che appartengono ad una religione secondo loro retrograda perché lontana dal nostro modello e spesso conoscono a mala pena la storia del loro paese di origine. A noi sinceramente fa sorridere vedere ragazze cinesi con i capelli a cresta di gallo colorata, africane con capelli color platino o rosso fuoco, arabi vestiti da rapper con i pantaloni che quasi perdono per strada, indiani con grossi orecchini che usavamo noi negli anni 80. È tutto così finto e ridicolo, preferiamo vederli come li avevamo sempre visti, con quelle particolarità che li contraddistinguevano dal resto, quel qualcosa esotico, orientaleggiante ed affascinante, almeno per noi.



postato da: virginiafat alle ore 00:54 | link | commenti
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TRACCE SULLA SABBIA

I   13  figli  del  drago  verde

(Shi san tai bao) di Cheh Chang, azione, Hong Kong, 1970, dur.: 117’. Con: David Chiang, Wang Chung, Ku Feng, Lily Li. Distr.: Avo Film. Nel periodo di massimo splendore della cinematografia di Hong Kong, quando sugli schermi imperversavano tanti coloratissimi film in Cinemascope di spadaccini e assi del kung fu,ecco uno dei migliori con questa vicenda storica ambientata durante gli ultimi anni della dinastia Tang. I tredici figli del Gran Kan Li Ke-yung aiutano il padre a riconquistare la capitale imperiale Changan e a cacciare i ribelli e i traditori.

Cuori  in  onda

(Salaam Namaste) di Siddharth Anand, comm., India, 2005, dur.: 158’. Con: Saif Ali Khan, Preity Zinta, Arshad Warsi. Distr.: Yash Raj Films. Il primo film indiano dalla location interamente internazionale, girato e ambientato a Melbourne, è il remake di “Nine Months-Imprevisti d’amore”. La bella Ambar lavora per un’emittente radiofonica (chiamata appunto Salaam Namaste) ma è sempre in ritardo e non riesce mai ad intervistare Nick, un celebre chef. Inizia una tira-molla di contrasti, amore, convivenza e l’attesa di un figlio. Melodramma-commedia adatto al pubblico occidentale, romantico e strappalacrime-strappasorrisi.

Days  of  being  wild

(阿飛正傳/A Fei zheng chuan) di Wong Kar-Wai, dramm., Hong Kong, 1991, dur.: 94’. Con: Leslie Cheung, Maggie Cheung, Andy Lau, Carina Lau. Distr.: Dolmen. Un film di grande successo di pubblico e critica, considerato in Oriente uno dei migliori film mai fuoriusciti dall'industria cinematografica di Hong Kong. Girato in varie lingue e ambientato negli anni ’60, quando il giovane playboy Yuddy, conteso tra due donne, rimane sconvolto dalla scoperta di aver vissuto con una madre adottiva e va in cerca di quella che non ha mai conosciuto, nelle Filippine, dove ora vive.

  Once  were  warriors  - Una  volta  erano  guerrieri 

(Once were warriors) di Lee Tamahori, dramm., Nuova Zelanda, 1994, dur.: 99’. Con: Rena Owen, Temuera Morrison, Mamaengaroa Kerr-Bell. Distr.: Eagle Pictures. Gli indigeni oceanici una volta erano guerrieri, ma oggi, tatuati, violenti, ubriachi ed emarginati, vivono ai margini delle città, ma con un grande orgoglio. Questa è la storia di una famiglia maori allo sbando nell’odierna Nuova Zelanda.

Khadak

di Peter Brosens e Jessica Hope Woodworth, dramm., Bel/Ger/Ola, 2006, dur.: 104’. Con:  Batzul Khayankhyarvaa, Tsetsegee Byamba. Distr.: Bo Films. Affascinante favola esotica ambientata nelle steppe mongole: Bagi, un giovane pastore nomade, è destinato a diventare sciamano perché ha la capacità di sentire gli animali a distanze lontanissime.

Come l’'acqua per il  cioccolato

(Como agua para chocolate) di Alfonso Arau, comm., Messico, 1991, dur.: 113’.Con: Marco Leonardi, Lumi Cavazos. Distr.: Life International. Uno dei primi film degli anni ’90 distribuiti con succeso anche in Europa, dove i film latinoamericani erano poco conosciuti. Un film commovente, favola agrodolce ambientata nel Messico del 1910, una storia d'amore molto difficile tra due giovani. Gli elaboratissimi piatti che Tita cucina per il cognato Pedro (costretto a sposare Rosaura) sono lettere d’amore per l’amato. Intanto, in un clima di disordini, il popolo messicano combatte contro il dittatore José Porfirio Diaz, raccogliendosi in bande pittoresche e improvvisate ai comandi di Pancho Villa.

Ken  il  guerriero  -  La  leggenda  di  Raoul

(北斗の拳 ラオウ伝 II 激闘の章/ Shin Kyuseishu Densetsu Hokuto no Ken - Raō Den II Gekitō no Shō) di Toshiki Hirano, animaz., Giappone, 2007, dur.: 85’. Distr.: Mikado. La terra è sconvolta da un conflitto nucleare, l’unica speranza di continuità per la civiltà umana è l’arrivo di un nuovo salvatore. Diretto da T.Hirano e dagli autori storici del manga (Tetsuo Haura e Buronson), è il terzo dei 5 film della saga intitolata “La leggenda del vero salvatore” realizzata per festeggiare il 25ennale della nascita del personaggio di Ken. Ricorda un po’ Mad Max e non deluderà i molti amanti di Ken Shiro (vedi N. 26 per il primo episodio, mentre il secondo e il quarto sono  usciti da noi solo in dvd).

Daratt   -   La  stagione  del  perdono 

(Daratt) di Mahamat-Saleh Haroun, dramm., Ciad/Fra/Bel/Austria, 2006, dur.: 96’. Con:  Ali Bacha Barkaï, Youssouf Djaoro. Distr.: Lucky Red. Uscito in Italia e premio speciale della giuria al Festival di Venezia, il titolo significa “stagione secca”, quella che va da maggio a novembre. Un film di approfondimento psicologico: il governo del Ciad ha amnistiato i criminali di guerra e Atim, un ragazzo di sedici anni, riceve dalla mani del nonno una pistola per andare ad uccidere l’uomo che ha ammazzato suo padre. Conoscerà una persona sorprendente e cambierà idea.

Il  tempo  dei  cavalli  ubriachi

(Zamani barayé masti asbha) di Bahman Ghobadi, dramm., Iran/Fra, 2000, dur.: 80’. Con: Nezhad  Ekhtiar-Dini, Amaneh  Ekhtiar-Dini. Distr.: Lucky Red. La storia di una famiglia in un villaggio curdo: due fratellini orfani si prendono cura di Madi, il fratello handicappato del nuovo capofamiglia. Girato con pochi soldi, un film toccante che ricorda i nostri del neorealismo negli anni ’40.

Death  note

(デスノート/ Desu Nōto) di Shūsuke Kaneko, thriller/fantastico, Giappone, 2006, dur.: 126’. Con: Tatsuya Fujiwara, Ken'ichi Matsuyama, Asaka Seto. Distr.: Warner Bros. Ecco, inevitabile, la versione live action dell’anime e manga rivelazione degli anni 2000 (vedi N. 28)! Ben realizzato, ma con qualche cambiamento e alcuni momenti con una piattezza un po’ televisiva, il film campione d’incassi in Giappone nel 2006 si basa sulla prima parte della storia delle indagini sul misterioso Kira, un giustiziere che punisce i criminali uccidendoli con un quaderno magico. In realtà Kira è Light Yagami, studente universitario dalla doppia vita in combutta con un demone Shinigami, ma anche uno studente che partecipa col padre ispettore alle indagini, aiutati dal geniale L. Il film ha avuto un seguito e uno “spin off” dedicato proprio a L.

The  drunken  master

(醉拳/Jui kuen / Zui quan) di Yuen Wo Ping, avv., Hong Kong, 1978, dur.: 111’. Con: Jackie Chan, Yuen Siu Tien. Distr.: Sony. Pietra miliare del genere, in cui Chan sperimenta per la prima volta la fusione tra azione, combattimento, e commedia che farà la sua fortuna: un mix perfetto di arti marziali raffinate, ironia e finta goffaggine (vedi N. 15). Wong Fei Hung, indisciplinato giovane studente di kung fu ne combina di tutti i colori finchè il padre, esasperato lo manda dal terribile maestro Suashy che gli insegna un curioso mix di arti marziali da…ubriaco. Ha generato seguiti e imitazioni ma da noi, purtroppo, è uscito solo nel 2003 in dvd.

Il colore delle parole 

Di Marco Simon Puccioni, documentario, Italia, 2009, dur.: 70’. Con: Teodoro  Ndjock Ngana, Angela Plateroti.Distr.: Movimento Film. La testimonianza della vita di 4 immigrati africani che, negli anni ’70, hanno scelto Roma come loro metà della speranza. Un viaggio tra diritti civili, integrazione e rispetto delle proprie radici.

The  blood  and  the  rain

(La sangre y la lluvia) di Jorge Navas, dramm., Colombia, 2009, dur.: 100’. Con: Gloria Montoya, Quique Mendoza. Distr.: Efe-X. Solitudine, violenza e ricerca del senso della vita in questo interessante film colombiano visto appena passato al Festival di Venezia. In una notte piovosa, per le strade buie e violente di Bogotá, Jorge e Ángela incontrano il giovane e turbato tassista Jorge.

  She ,  a  chinese

di Xiaolu Guo, dramm., GB/Germania/Francia, 2009, dur.: 98’. Con: Lu Hang, Wei Hi Bo. Distr.: Tigerlily Films. Pardo d'oro a Locarno 2009 per una giovane regista-scrittrice “ribelle” cinese, un film sensibile sull’odissea di Mei, una donna in cerca di felicità e di una vita migliore. Si trasferirà in una città più grande, tra esperienze di lavoro ed incontri sbagliati, come il disastroso rapporto con un sicario mafioso, poi sposerà un uomo molto più vecchio di lei.

Sogno  il  mondo  il  venerdi

Di Pasquale Marrazzo, dramm., Italia, 2009, dur.: 90’. Con: Anis Gharbi, Giovanni Brignola. Distr.: La Fabbrichetta. Un film sugli immigrati in Italia, i disadattati e i loro drammi quotidiani…ormai è esplosa un’altra moda. L’arabo Karim che tenta una rapina per comprare il permesso di soggiorno, l’indebitato Fabio incontra la trans Betty, Irene e Luigia alle prese coi problemi col nuovo condomino Gianni. Questa serie di personaggi stereotipati finiscono per  incontrarsi e combattere il loro destino. 

Frontier  blues

di Babak Jalali, dramm., GB/Iran/Italia, 2009, dur.: 96’. Con: Mahmoud Kalteh, Abolfazl Karimi, Khajeh-Araz Dordi. Distr.: Caspian Films. Quattro uomini, sospesi tra solitudine e attesa, vivono un’esistenza lenta e piena di illusioni a Gorgan, un piccolo villaggio iraniano in una regione arida e semidesertica, al confine con il Turkmenistan. Girato in lingua persiana e turkmena, è stato definito un film “commovente, divertente e malinconico insieme”.

Lupin III  -  Le  profezie  di  Nostradamus

(ルパン三世 くたばれ!ノストラダムス/ Rupan sansei: Kutabare! Nosutoradamusu) di Shunya Ito e Takeshi Shirato, animaz., Giappone, 1995, dur.: 100’. Distr.: Shin Vision. Per la quarta volta Lupin è il protagonista di un film d’animazione. Ci ha stupito non trovarci di fronte alla solita immagine buffonesca che avevamo del famoso ladro, il film è maturo e pieno d’idee, superiore alle serie più recenti. Partendo da un diamante, Lupin e i suoi amici sono implicati con il rapimento di una bambina, una setta seguace di Nostradamus e del libro originale delle sue predizioni. Un film d’azione e umorismo coloratissimo e tutto da gustare.  La versione italiana ha due doppiaggi, quello televisivo e quello del dvd. Per saperne di più su Lupin III vedi N.23 e i film sui N. 11 e 22.

Sul  Lago  Tahoe

(¿Te acuerdas de Lake Tahoe?) di Fernando Eimbcke, dramm., Messico/Giap/U.S.A., 2009, dur.: 81’. Con: Cataño, Héctor Herrera, Daniela Valentine, Juan Carlos Lara. Distr.: Archibald Enterprise Film Srl. Juan, un ragazzo di sedici anni, si trova nell periferia di una piccola e desolata città messicana,  e qui fracassa la vettura di famiglia contro un palo del telegrafo. Il suo tentativo di fuga da una casa dove regna il dolore è un viaggio tra assurdi personaggi cercando qualcuno che gli ripari l’auto. Premio della Critica al Festival di Berlino.

Zebraman

(ゼブラーマン/ Zeburāman) di Takashi Miike, fantastico/comm., Giappone, 2004, dur.: 115’. Con: Show Aikawa, Kyoka Suzuki. Distr.: Tōei. Il fantozziano e frustrato prof. Ichikawa è trattato male da tutti e sogna di essere Zebraman, supereroe di una mediocre serie di telefilm del passato. Un’esplosione di crimini nel suo quartiere e l’amicizia con un bambino disabile e con sua madre, lo spingeranno ad indossare il costume di Zebraman e a sconfiggere ridicoli alieni che si stanno impadronendo della Terra. Improbabile e trash, cartoonistico e dall’umorismo giapponese, ecco un divertente film dell’esperto Miike, prolifico e controverso regista di Osaka. È in preparazione il seguito.

Una  pagina  di  follia

(狂った一頁 / Kurutta ippêji) di Kinugasa Teinosuke, fant., Giappone, 1926, durata: 59’. Con: Masuo Inoue, Yoshie Nakagawa. Distr.: Kinugasa Productions. Considerato il capolavoro del muto giapponese è una sinfonia di immagini, un film onirico, sperimentale e allucinatorio, fortemente debitore delle avanguardie europee dell’epoca, co-sceneggiato da un giovane Kawabata Yasunari, premio Nobel per la letteratura 1968 (vedi Voci dal Nilo N.27).

Sposero  mia  moglie

(Namastey London) di Vipul Shah, comm., India, 2007, dur.: Con: Katrina Kaif,  Clive Standen, Akshay Kumar. Distr.: Blockbuster. Jasmeet, una ragazza di origine indiana cresciuta in Inghilterra, preferisce chiamarsi Jazz ed è innamorata di un ragazzo inglese, Charley Brown (?!). Il padre Manmohan Singh si oppone ma fa finta di accettare la cosa, ma con un inganno porta la figlia in patria e la fa sposare con Arjun Singh, un ragazzo indiano figlio di suo amico. Leggero, divertente, ingenuo (per noi), strappalacrime e  multietnico film indiano con inevitabile sarabanda di equivoci, corse, balletti, ecc. Nella colonna sonora, il brano “Main zahan rahoon, main kahin bhi rahoon, teri yaad saath hai” (“Non importa dove sarò, il tuo ricordo sarà con me”) è del cantante pakistano Rahat Fateh Ali Khan.

Dorm

(เด็กหอ/ Dek hor) di Songyos Sugmakanan, dramm., Thailandia, 2006, dur.: 110’. Con: Charlie Trairat, Chintara Sukapatana. Distr.: Hub Ho Hin Films. Storia di formazione ambientata in un collegio, racconta l’incontro di un timido dodicenne in crisi con un amico immaginario, un fantasma che lo accompagna in un percorso disseminato di imprevisti.

L’ ultimo  cinema  del  mondo

(El viento se llevó lo qué) di Alejandro Agresti, comm., Argentina, 1998, dur.: 88’. Con: Vera  Fogwill, Ángela  Molina. Distr.: Pablo. Un cinema sperduto della Patagonia dove regna sovrana l’anarchia e i film vengono proiettati coi rulli delle pellicole in disordine logico, con effetti comici esilaranti. Un film particolare e originale, poetico, folle e surreale, vincitore di diversi premi.

La tradizione

(Laada) di Drissa Tourè, dramm., Burkina Faso, 1991, dur.: 88’. Con: Tidjane Sanou, Francois De Sale Naba, Tidjane Hema. Distr.:Atriascop Paris. L’atteggiamento di Do, Demba e Sina, tre giovani che vivono nello stesso villaggio e che s’interrogano spesso sul loro futuro confrontandosi con la modernità e la tradizione. Il film è parlato in bambara, il curioso e melodioso dialetto del Burkina e il titolo indica la legge tradizionale che codifica la vita quotidiana e i rapporti della comunità.

L’ospite  inatteso

(The visitor) di Thomas Mc Carthy, dramm., U.S.A., 2007, dur.: 103’. Con: Hiam Abbass, Amir Arison. Distr.: Bolero Film. Un noioso professore universitario va a New York per partecipare ad un convegno, ma quando entra nel suo appartamento, scopre che una giovane coppia l' utilizza come abitazione. Il tema dell’immigrazione clandestina da un punto di vista pieno di forti interrogativi.

La  spada  della  morte

(Shinken shobu) di Tomu Uchida, dramm., Giappone 1971, dur.: 75’. Con: Kinnosuke Nakamura, Rentaro Mikuni. Distr.: Toho. Il samurai Musashi Miyamoto (protagonista della celebre serie omonima) deve difendersi dall'ira vendicativa di Baiken Shishido e della moglie, che praticano tecniche di combattimento poco ortodosse, in uno scontro all'ultimo sangue dove si contrappongono due filosofie di vita e di lotta. Ultimo film di Tomu Uchida (rimasto incompiuto a causa della morte di Uchida), considerato regista “politico” di drammi sociali e di film di genere praticamente sconosciuto in italia.



postato da: virginiafat alle ore 00:51 | link | commenti
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CINEMA IN NIGERIA: ECCO NOLLYWOOD!!!

CINEMA IN NIGERIA: ECCO NOLLYWOOD !!!

Un’altra industria cinematografica si affaccia all’orizzonte, è quella africana che viene dalla Nigeria, la cosiddetta Nollywood! Chi l’avrebbe mai detto? Eppure in questo paese si producono 200 film al mese, 2000  all’anno, con una distribuzione di 40-50 film alla settimana,  per un fatturato di 250 milioni di dollari; tutt’altro che film leggeri poi: per lo più si girano film d’azione che trattano dell’emancipazione femminile, dell’integrazione fra diverse religioni, della corruzione e del problema dell’ AIDS, piaga africana. Qui le pellicole si realizzano con non più di 15 mila dollari, senza capitale straniero e la cosiddetta Nollywood ha avuto uno sviluppo vertiginoso negli ultimi anni diventando addirittura la terza industria del cinema per numeri e incassi più importante al mondo. I film sono girati in inglese e circolano facilmente negli altri paesi africani, anche grazie alla tv e alla diffusione dei dvd che qui costano al massimo un paio di dollari. Tutte le persone impiegate alla produzione delle pellicole sono locali con costi irrisori, i film vengono realizzati in luoghi pubblici o case private spesso con attori improvvisati e con una recitazione e distribuzione “alla buona”in una decina di giorni, a volta addirittura in un solo fine settimana! L’industria cinematografica si è sviluppata negli anni ’60 ed è ha avuto un boom a partire dal 2003, dando lavoro a molte persone. Tra gli attori famosi: Genevieve Nnaji, Jim Lawson Maduike, Van Vicker, Stephanie Okereke, Ebube Nwagbo e Moses Armstrong.



postato da: virginiafat alle ore 00:48 | link | commenti
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martedì, 10 novembre 2009

MUSULMANI IN ETIOPIA

Più di 25 milioni sono i musulmani in Etiopia, l’Islam è la seconda religione nel paese dopo il cristianesimo. I primi musulmani si rifugiarono dalla Mecca nel 615 perché perseguitati dai coreisciti e trovarono protezione dal re Negus (o Al Najashi) di Etiopia, il quale si rifiutò di collaborare con i coreisciti dando informazioni sui  musulmani rifugiati. Il Profeta Muhammad disse ai musulmani di rispettare il paese e di vivere in pace con i cristiani. La sapevate che il primo muezzin etiope che faceva il richiamo alla preghiera era Bilal? È uno dei primi musulmani nella storia, poiché abbracciò l’Islam prima di esser liberato dal suo stato di schiavitù dal primo califfo Abu Bakr. Ecco la storia del Negus. Il paese era noto come Abyssinia o Al-Habasha, fu molto importante per i musulmani come prima emigrazione nell’epoca islamica Egira. Il Negus era un cristiano religioso e chiese ai musulmani rifugiati:

“Cos’è questa religione per cui vi siete separati dalla vostra gente, pur non essendo entrati nella mia religione né in quella di nessun altro dei popoli vicini?” Negus prima d’incontrare i musulmani era stato avvisato del loro arrivo dai Quraysh (coreisciti). 

 “O re, -disse Ja ‘far per gli altri musulmani- noi eravamo un popolo immerso nell’ignoranza, adoravamo gli idoli, mangiavamo carogne non sacrificate, commettevamo cose abominevoli e il più forte ‘divorava’ il più debole. Eravamo così finché Dio ci inviò un Messaggero scelto tra la nostra gente, uno di cui conoscevamo il linguaggio, la veridicità, l’affidabilità e l’integrità. Egli ci chiamò a Dio, facendoci attestare la Sua Unità, adorandoLo e rinunciando a pietre e idoli, che noi e i nostri padri avevamo adorato. Così noi adoriamo solo Dio. Per questi motivi la nostra gente è contro di noi e ci ha perseguitato per farci rinnegare questa religione e tornare all’adorazione degli idoli. Ecco perché siamo venuti nel tuo paese”.

Negus chiese allora di farsi leggere una delle Rivelazioni che il Profeta Muhammad aveva ricevuto da Dio. Negus vedendo questi musulmani giovani capì di trovarsi di fronte a gente sincera, lo capì dal loro aspetto, dai loro volti, erano diversi dagli altri che incontrò in Abyssinia. Ja ‘far recitò alcuni versetti della Sura Maryam (Maria), versetti 16/ 21, rivelata poco prima della sua partenza:

“Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad Oriente. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito (L’Arcangelo Gabriele), che assunse le sembianze di un uomo perfetto. Disse (Maria): ‘Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei di Lui timorato!’.

Rispose: ‘Non sono altro che un Messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro’. Disse: ‘Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?’. Rispose: ‘E’ così. Il tuo Signore ha detto: ‘Ciò è facile per Me…Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. E’ cosa stabilita’.”

Il Negus e i vescovi scoppiarono a piangere, e quando i versetti vennero tradotti –poiché loro non conoscevano l’arabo-, piansero di nuovo e disse:

“Questo in verità proviene dalla stessa fonte da cui procede ciò che ci ha dato Gesù. Andate in pace, perché nel mio paese sarete salvi”. E si convertì all’Islam. Harar è considerata dagli etiopi la quarta città Santa nell’Islam dopo la Mecca, Medina e Palestina. Ha ben 82 moschee nella città, che si trova verso nord dell’Etiopia di 500 kilometri da Addis Ababa, capitale dell’Etiopia. La moschea Al Nejashi, che prende nome dal Negus, il quale fece costruire la moschea è situata nella provincia del Tigrè.

postato da: virginiafat alle ore 23:43 | link | commenti
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RISTORANTI ETNICI

MIYAKO

Si spende un po’ più del solito (ma solo alla sera) e il posto è desolatamente semivuoto, ma forse siamo capitati nella serata sbagliata. Personale troppo con gli “occhi addosso” come non piace a noi. Sembra originale giapponese, perlomeno lo intuiamo dal gestore e dal menù, mentre il personale sembra cinese. Il locale è caratteristico e tranquillo, i piatti nella norma con qualcosa di diverso dal solito. Chiude al lunedì. Milano, Via San Gregorio, 23. www.miyako.it 

EL QUETZAL

Messicano dalle pareti…fosforescenti dove si servono fritti misti di pesce, pollo e formaggio, tortillas con vari ripieni, fagioli alla messicana, guacamole e gamberoni alla griglia. Milano, C.so di Porta Romana, 103.

MARE D’ORO

Ristorante cinese in zona Chinatown, piccolo ma con una simpatica e onesta gestione familiare. Vendono al banco anche le uova! Gustosi e non unti i cibi, si può scegliere tra vari piatti e non si resta delusi. La spesa è contenuta. Siamo stati letteralmente rapiti dalle immagini della tv, sintonizzata su CCTV con un programma dedicato alle imprese di un ragazzino cinese che ne faceva di tutti i colori, dalle imitazioni di Pavarotti, ai travestimenti, ecc. Milano, Via Morazzone, 10 (ang. Via Lomazzo,1)

FUJI

Si autodefinisce “unico ristorante giapponese in provincia” questo Fuji, appena aperto; in effetti a Sanremo e dintorni il sushi si trova solo nei vari ristoranti cinesi, che si sono adegauti alla moda. A pranzo molti menù turistici economici e menu happy hour anche da asporto: siamo convinti che questo carinissimo locale sul mare farà un successone! Sanremo, Via Nino Bixio, 77 ang.via Gaudio, 61.

SHOKUJI TEI

Ne abbiamo parlato solo di sfuggita (N.17 e 23). Dicono che sia uno dei migliori di Milano ma quando entriamo in una sera d’agosto per una cena tranquilla rimaniamo di stucco:  il locale è piccolissimo, indispensabile la prenotazione anche giorni prima, eppure è solo un sushi bar con un paio di tavolini con i clienti che ci guardano stralunati, mentre al banco non c’è nessuno e davanti un’interminabile fila di gente all’apparenza annoiata e modaiola! Siamo scappati via! Di fianco hanno aperto anche un negozietto di alimentari. Milano, P.zza Bande Nere, 9.

JUBIN & JUBIN 2

Cucina cinese che propone piatti per noi insoliti, un po’ differenti da quanto siamo abituati: lingua di anatra, lingua di maiale, sono alcune (per noi) fra le stranezze. Per non rischiare andiamo su specialità più rassicuranti, come le polpette di pesce, il riso saltato alle verdure, molto buoni, l’involtino primavera, non eccessivamente unto d’olio, per nostra fortuna. Volevamo provare gli gnocchi dolci al sesamo, ma alla fine abbiamo ceduto di fronte alla torta al cocco e alla torta alle fragole…tipiche cinesi. C’è anche l’immancabile sushi e la cucina giapponese, ormai di moda. Da provare, anche se il primo Jubin è un po’ troppo caotico e affollato a pranzo per i nostri gusti. Milano, Via Paolo Sarpi, 11 ang.Via Bramante (zona Chinatown) e Via Padova 7, a pochi passi dalla metro di P.le Loreto.

THANA

Ristorante thailandese da provare anche se ci dicono che i prezzi sono un po’ alti, specie alla sera; un’entrata sontuosa ci introduce in un locale con la tipica cucina orientale saporita e profumata, piena di colori e decorazioni. Milano, Piazza Velasca, 4 (zona Missori).

ALI BABA’

Da non confondere con i due omonimi del N. 24, un libanese che esiste da diversi anni, dove si possono fare scorpacciate di tabulè, salse di ceci e melanzane, falafel, sfoglie ripiene, spiedini di carne, kofta e kebab. Milano, Via Cadore, 26.

SUSA

Ristorante cino jap nuovissimo a pochi passi da una rosticceria cinese. Nella norma coi soliti menù che conosciamo bene. Milano, V.le Romagna, 2.

BHARAT

Torniamo dopo diversi anni in questo piccolo ristorante in zona Naviglio Pavese che credevamo chiuso. Niente affatto, la gestione è la stessa, sempre famigliare, ma è migliorato e offre eccezionali piatti e menù tipici indiani, specialità tandoori, curry e verdure. Addirittura il gestore si scusa perché si deve allontanare per accompagnare a casa moglie e figli e ci lascia alle cure di un giovane e timido cameriere “pennellone” e del gentile cuoco. A fianco c’è anche un negozietto di alimentari che gestiscono loro. Fanno anche take away ed è meglio prenotare, i tavoli sono pochi. Anche la via è migliorata, abbellita e con nuovi palazzi al posto di quelli vecchi fatiscenti e del centro sociale. Ci viene data una fotocopia del bigliettino all’uscita, perché l’originale era terminato. Milano, Via E.Gola, 16/2.

JURASSIC  RESTAURANT

Andiamo a Taipei, dove, dopo una battaglia legale di 15 anni, questo curioso ristorante tipico cinese ha vinto la causa di omonimia contro Steven Spielberg. Il locale, gestito dal Sig. Huang Pei, sarebbe nato infatti tre anni prima dell’uscita del film campione d’incassi che ha lanciato la dinosauromania e un business incredibile (compresi ristoranti omonimi di questo). Gli scheletri di dinosauro campeggiano già all’ingresso e sul tetto. Qui è come essere in un museo e si mangia a tu per tu con fossili autentici di dinosauri provenienti dal deserto dei Gobi e dalla Mongolia. Locale su tre piani con 500 clienti al giorno, propone piatti di buona cucina cinese dagli altisonanti nomi preistorici, ma dagli ingredienti tradizionali. Taipei (Taiwan), 196 Bade Road.

SAPOROSO

A due passi dal centro di Trento, ecco con un simpatico nome, l’unico ristorante di cucina tipica thailandese e giapponese della zona, ma fa anche cucina cinese e i piatti sono gustosi, naturali e leggeri, spesso a base di pesce, con salse specifiche. La cucina giapponese c’è solo dal giovedì alla domenica o su prenotazione, forse per la reperibilità degli ingredienti. Menù fissi e giardino estivo. Chiude la domenica a mezzogiorno. Trento, Via dei Mille, 1.

KYUSHU

Come il nome di una delle isole giapponesi, un ristorante cino-jap con menù economici fissi a pranzo; molti i piatti tra cui scegliere, magari mescolando le due cucine. Fanno anche take away e consegna a domicilio (in zona). Chiude il lunedì a pranzo. Milano, Via Volvinio, 7.

PROSPERITA’

A due passi da Chinatown e di fianco a un kebap turco semivuoto, ecco un piccolo ristorante stretto e lungo di cucina cinese-giapponese con una vasta scelta di due cucine. Fa da take away e servizio a domicilio ed è aperto tutti i giorni. Molti tipi di maki e di antipasti; tra gli spaghetti si può scegliere tra quelli di grano, riso e soia. Milano, P.le Baiamonti, 2.

YOYO

Appena aperto nella “Babele di P.ta Venezia”, tra kebabberie, ristoranti africani e indiani, è un ristorante giapponese e…pizzeria! Consegna a domicilio, take away e menù a prezzi fissi sia a pranzo che a cena, si mangia illimitato bevande escluse. Milano, Via P.Castaldi, 19.

ARIRANG

Ristorante coreano in un'ampia sala seminterrata, ben illuminata e accogliente. Si possono gustare i piatti della Corea del Sud: zuppa di pesce in salsa piccante, bulgoghi, (carne di manzo accompagnata da tantissimi contorni) e il bi-bim-bap (una ciotola di riso bollito con carne, verdure e uova),  vermicelli fritti in padella con carne e funghi neri, importati direttamente dalla Corea, dolci tipici, ecc. Riposo la domenica. Roma, Via Massimo D'Azeglio 3/F (zona Termini). 

KOKO  

Nuovo jap che sorge in una zona ottimale, a due passi dal Tribunale; fa consegna a domicilio, è un piccolo sushi bar-take away. A mezzogiorno soliti menù fissi...i maki sono a volontà! Milano, C.so di Porta Vittoria, 47 (ang.Via Dandolo). 

DIXIELAND

Vi ricordate del Dixieland del N. 23? Ora i locali in città sono tre con l’aggiunta di un terzo in Viale Umbria, proprio di fianco alla discoteca Black Hole. Qui si gusta la cucina tipica dei territori del Dixie Land (Sud degli Stati Uniti): cucina texana, cajun-creola, messicana e tex mex; nachos, hamburger, chili, insalatone, fajitas e maxi bistecche alla griglia. oltre a moltissime bevande e cocktail. Milano, Corso Sempione, 76, P.le Aquileia, 12 e V.le Umbria, 120.

EBONY

Non avevamo ancora sentito parlare di questo ristorante in zona Buenos Aires. La cucina è quella gustosa dell’ Eritrea e il locale è piccolo e accogliente. Nella stessa via troviamo l’indiano Rajput, nostra vecchia conoscenza Milano, Via Stoppani, 10

cOconut groove

Bar-ristorante messicano in piena…Chinatown! Un po’ caro ma vale la pena per gustare qualche piatto di quelle parti o per bere un cocktail latinoamericano con la musica tipica in sottofondo. Meglio prenotare. Milano, Via Morazzone,10.

Tsuru–Sushi all’osteria

Curioso questo piccolo giapponese con gestione…cino-coreana, dove si mangia in abbondanza spendendo poco. Quello che avanzate vi viene prontamente confezionato in un comodo box plastico con tanto di bag personalizzata e viene aggiunto di quanto manca, dalla salsa alle bacchettine,.. L’ambiente non è certo snob e ricorda una trattoria, infatti prima del 2004 il locale era proprio questo. Meglio prenotare. Milano, Via Lagrange, 13 (zona Naviglio Pavese/San Gottardo)

XIER

Grande locale questo Xier vicino alla Stazione Centrale: ben 500 i coperti, si mangia a buffet  a prezzo fisso spendendo poco cucina cinese, italiana, giapponese e la sera anche churrasco brasiliano! Sempre aperto, agosto compreso. Attenzione alle indigestioni! Milano, Via Lepetit, 20. www.xier-milano.it

BELLAVISTA

Capitiamo per caso una sera in questo ristorante, la cucina è cinese ma c’è anche quella italiana e quella giapponese…qui però devono migliorare, nonostante sull’insegna abbiano messo “sushi-bar” che non si adatta per niente al locale, non molto grande  spartano, stile trattoria, dall’ambiente familiare e cordiale. Non fatevi ingannare dall’esterno un po’ triste, si mangia bene, tra i tanti piatti consigliatissime le verdure e gli spiedini di gamberetti cucinati con curry e salsa di ostriche, abbiamo fatto il bis! Stupita la padrona del locale che ci ha preso in simpatia e ci fatto molte domande, forse qui non è molto frequentato da italiani. Milano, Via C.Farini, 60.

TIGER TANDOORI

La cucina è autentica indiana: India del Sud, Punjab, Bangladesh e Pakistan, tra fritti, sformati di riso e piatti tandoori. L’immagine del locale non è la solita etnica ma gioca con ironia tra atmosfere trendy e anni ’50 che strizzano l’occhio a Bollywood con locandine e varie citazioni. Si spende poco e si può scegliere anche il take away. Chiuso al martedì. Roma, Via del Pigneto, 193.

ASAHI

Un confortevole locale giapponese in cui troviamo il kaiten: la caratteristica striscia scorrevole sulla quale si muovono i piatti. In menu: sushi, tempura, e manzo alla piastra. Nome come quello della famosa birra e omonimo del milanese del N.26, fa anche take away. Roma, Via Santa Croce in Gerusalemme, 1.

Rokko

Cucina giapponese classica con in aggiunta a pranzo i menù a prezzi ridotti; a cena si spende un po’ più del solito ma nella norma; il servizio è rapido e informale. Sushi, sashimi e piatti vari e possibilità di scelta tra diversi shouchuu e sake. Roma, Via Rasella, 138

 



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IL GINSENG

Ultimamente sembra essere ri-esplosa la ginseng-mania: dopo un primo boom una decina d’anni fa, ecco ritornare prepotentemente alla riscossa questa radice orientale: ormai in qualsiasi bar troviamo il caffè al ginseng, alternativa all’espresso e al caffè d’orzo, e il ginseng si trova in diversi altri prodotti, come biscotti, caramelle e anche chewing gum!

Il termine ginseng viene dal cinese 人蔘, rènshēn o jen-sen, ossia “pianta dell'uomo” o “radice d’uomo”  perché possiede una forma vagamente simile a quella di un corpo umano; da 4000 anni il ginseng è conosciuto come un prezioso alimento che contribuisce a conservare la salute e il benessere. Viene coltivato in molte parti del mondo e soprattutto nell’ Asia Orientale, nelle zone montuose della Corea e della Cina, ma le condizioni migliori per la sua crescita si sviluppano proprio in Corea (vedi Porte dell’Oriente sul N. scorso), in una fascia di terreno di 200 Km a cavallo del 38° parallelo. Qui il terreno è particolarmente idoneo perché ricco di sostanze organiche minerali dalle proprietà terapeutiche. Un terreno in cui è stato piantato del ginseng non può essere riutilizzato per una seconda coltivazione prima che siano trascorsi almeno 10-15 anni, e questo ne fa una pianta estremamente preziosa e spesso cara.

I principi attivi sono contenuti nella radice del Panax Ginseng, una pianta erbacea perenne di colore giallo chiaro, quasi bianco, La radice raggiunge la completa maturazione intorno al sesto anno di vita, ed è solo a partire da questo momento che è possibile iniziarne la raccolta.

Ma a cosa serve il ginseng? importante prodotto erboristico di origine naturale, ricco di benefiche valenze e di interessanti applicazioni per la salute, oggi è noto in tutto il mondo come l’alimento che, grazie alle sostanze contenute (saponine, acidi organici, enzimi, carboidrati, vitamine, minerali) aiuta a favorire la fisiologica efficienza fisica e mentale e a mantenere le condizioni naturali per un benessere equilibrato.

 

L’assunzione di ginseng aiuta a stimolare il sistema nervoso centrale e la memoria, rendendoci più resistenti alla fatica psico-fisica e dandoci una maggiore capacità di concentrazione. Spesso, per questo, viene utilizzato dagli studenti sotto esame. È noto anche per le sue capacità afrodisiache legate, pare, alla presenza di ormoni sessuali vegetali, che entrano in azione nei casi di impotenza di origine psichica o endocrina.

Ma attenzione anche ad eventuali effetti collaterali, i più comuni sono: nervosismo, insonnia, eruzioni cutanee, gonfiore alle gambe e diarrea. Inoltre, il ginseng può interagire con i farmaci antipertensivi e potenziare gli effetti della diossina.



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IL FASCINO DEL MISTERO

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DAL SOL LEVANTE

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